dizionario delle parole future

casa | stefano laffi

La situazione che stiamo vivendo ha degli impatti straordinari sulla vita di ogni giorno. E continuerà ad averne.
Cambiano i problemi economici, cambiano le parole che usiamo e il significato che diamo loro, ma cambia anche l’immaginario dei nostri luoghi fisici: case, città, territori, paesaggi.

Lo sa bene Michele Roda che qualche settimana fa – conoscendo il progetto del Dizionario – ha condiviso con me un testo interessante nel quale si è divertito a valutare le parole dell’architettura.

Quando la storia pone l’umanità davanti a momenti di svolta – scrive – non c’è campo del fare e del sapere che non apra una discussione all’insegna del “nulla sarà più come prima”. […] Sarà la storia del dopo a dirci se ci sarà effettivamente un radicale cambio dei paradigmi, proporzionale alle dimensioni epocali dell’evento. Per ora è possibile giocare, sulla base dei commenti di critici e pensatori, ad una sorta di “borsino delle parole”.
Prende slancio, e non potrebbe essere altrimenti, la parola “casa”. Termine che la contemporaneità aveva relegato in seconda fila, considerandola probabilmente poco glamour. Sembrava indispensabile sostituirla con l’inglese “housing”, meglio se aggettivato: social, special, temporary… Ma adesso sembra arrivato il tempo della rivincita: la casa (costretta a stare aperta 24h, 7/7, come fosse un Carrefour qualsiasi) torna prepotentemente al centro dell’attenzione, con esigenze e aspettative radicalmente rinnovate”.

(Il testo integrale è molto interessante e vi invito a leggerlo tutto qui.)

“Casa”, quindi, nel suo significato più ampio, è qualcosa che non si limita all’oggetto fisico, né si esaurisce nella vita che l’attraversa, ma è un processo in continuo divenire che ha a che fare con l’esperienza quotidiana delle persone.
Ce lo spiega bene il sociologo Stefano Laffi, dandoci anche un punto di vista non banale su quanto accaduto negli ultimi mesi.
E su quello che le nostre stanze dicono di noi.

Il concetto di casa, poi, si lega inevitabilmente a quello di “abitare” e, per concludere, volevo condividere con voi una cosa che ho scoperto scrivendo un progetto qualche tempo fa.

Sembra, infatti, che la parola tedesca “bauen” (costruire), derivi dal desueto “buan”, il cui significato è, appunto, abitare.
In teoria, quindi, solo se abbiamo la capacità di abitare un luogo, possiamo pensare di costruirci qualcosa.
Ma non è finita qui. Bauen, infatti, pare avere anche un altro significato: quello di “custodire” e “curare”. Sembrerebbe un concetto logico: se non ci si prende cura del luogo in cui si abita, poi quello stesso luogo diventa inospitale e, quindi, inabitabile. Mettendo a rischio la nostra stessa esistenza.
Ma, nella realtà dei fatti, sappiamo che non va sempre così.

Perché come dice Stefano in questo video, citando Hannah Arendt:  la vera politica non è occuparsi gli uni degli altri, ma occuparsi insieme del mondo. Ogni giorno.

Quindi, buona abitazione.

– Simona –

LA PAROLA

Casa s. f. [lat. casa, propr. «casa rustica»]

 1. Costruzione eretta dall’uomo per propria abitazione; più propriam., il complesso di ambienti, costruiti in muratura, legno, pannelli prefabbricati o altro materiale, e riuniti in un organismo architettonico rispondente alle esigenze particolari dei suoi abitatori.

2. Appartamento, o anche intero edificio, che una persona o una famiglia abita.

Stefano Laffi  | Sociologo. È tra i co-fondatori di Codici, cooperativa di ricerca e intervento sociale. Ha insegnato presso le principali università di Milano, è consulente del Ministero del Lavoro per i progetti rivolti agli adolescenti, di amministrazioni locali ed enti del terzo settore per interventi di politiche giovanili. Da anni cura progetti partecipativi, per favorire la “presa di parola” da parte dei cittadini e la rigenerazione di centri giovanili e spazi pubblici, a partire dalle aspirazioni di bambini e bambine, ragazzi e ragazze, adulti. Sui temi di ricerca ha pubblicato articoli e libri, di recente per Feltrinelli (La congiura contro i giovani, Quello che dovete sapere di me), per le edizioni dell’Asino (Crescere nonostante, Le pratiche dell’inchiesta sociale).

DIZIONARIO DELLE PAROLE FUTURE

Abbiamo interrogato esperti in vari campi chiedendo loro di rispondere a una sola domanda:

Qual è la parola che porteresti con te fuori dalla quarantena?

Per apportare dei veri cambiamenti, infatti, un ruolo fondamentale è svolto dalle parole. Analizzare i termini che usiamo, i significati che sottendono, è uno dei modi per capire come siamo e dove stiamo andando.

Possiamo quindi approfittare di questo tempo per scegliere con cura le parole che vogliamo facciano parte del nostro vocabolario futuro. Iniziare ad usarle, farle circolare e prenderci confidenza.
Questo può essere il momento per ragionare sui valori che abbiamo compreso nei giorni di quarantena e che vogliamo portare con noi in questo domani così indefinito. 
Come punti di riferimento per i nostri futuri possibili.

 

Scopri qui tutte le parole del dizionario.

progetto a cura di Simona Rusconi | simona@coopattivamente.it