La psicologa risponde

I bambini si annoiano: che cosa fare?

Con l’inizio della quarantena, i bambini si sono ritrovati improvvisamente ad avere tanto tempo libero, senza più un’agenda ben strutturata tra studio ed attività extra scolastiche, con orari e corsi definiti.

Ascoltare sempre più frequentemente i nostri figli pronunciare frasi del tipo “mi sto annoiando”, “non so che fare”, “facciamo qualcosa?”, può indurre nei genitori senso di colpa o paura del “vuoto” in cui temono che i bambini possano essere risucchiati.

Se da un lato va bene tenere impegnati con tante attività i nostri figli, offrendo stimoli adeguati alla loro età e corrispondenti il più possibile ai loro interessi, allo stesso tempo non possiamo pensare di poter riempire ogni momento della loro giornata. Possiamo e dobbiamo lasciar loro anche tempi liberi e spazi non strutturati. La noia non è infatti un nemico da dover combattere a tutti i costi. In assenza di stimoli, oggetti ed occupazioni concediamo, infatti, al nostro cervello un tempo per pensare, che significa anche esplorare la nostra mente, capire meglio chi siamo e cosa ci piace fare. Per i più piccoli pensare vuol dire crescere.

La noia è, inoltre, il carburante della fantasia: occorre dar tempo ai bambini di avere uno spazio, anche mentale, dove poter inventare giochi, avventure, racconti. E’ dalla noia che possono nascere idee creative e sorprendenti molto gratificanti per i bambini e preziose per lo sviluppo della loro autonomia.

Sperimentare la noia e saperla fronteggiare aiuta inoltre lo sviluppo di altre competenze emotive, quali fiducia in sé stessi, autostima, gestione della frustrazione e della rabbia, capacità di problem solving, fondamentali per il percorso di crescita.

È importante quindi che i genitori non cedano alla tentazione di intervenire subito, tappando il buco della noia con qualcosa che distragga il bambino, ma che gli permettano di provarla e di trovare le sue strategie per superarla in modo costruttivo. Piuttosto possiamo aiutare i bambini a riconoscere questa emozione attribuendogli un nome preciso, visto che molto spesso, soprattutto i più piccoli, fanno fatica a farlo confondendo la noia con la stanchezza o con la difficoltà a portare a termine un compito.

La strategia migliore è sempre quella di lasciare loro lo spazio per vivere e conoscere le proprie emozioni, intervenire solo per aiutarli a trovare strumenti e risorse per superare il problema senza sostituirsi a loro.

silvia femia

Psicologa dell’età evolutiva e psicoterapeuta specializzata nell’Approccio Centrato sulla Persona, da circa dieci anni si occupa di interventi psicoeducativi rivolti a bambini, adolescenti e di sostegno alla genitorialità. 

Attualmente si occupa del servizio di consulenza psicologica scolastica per alcune scuole di Como e collabora con AttivaMente nella realizzazione di progetti scolastici di prevenzione al bullismo e all’abuso sessuale.

Svolge inoltre percorsi di sostegno psicologico e psicoterapia individuale, di coppia e familiare, rivolti a bambini, adolescenti e adulti.

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