dizionario delle parole future

pazienza | massimo agosti

Il Prof. Massimo Agosti non lo sa, ma mi ha rubato la parola che avevo scelto di salvare da questa quarantena.

In realtà, lo ammetto, io non ero stata meticolosa come lui. 
Non avevo guardato etimologie e significati remoti, ma l’avevo scelta solamente in base a quello che faceva risuonare in me. Soprattutto rispetto a parole pressoché simili, come per esempio“attesa”.

Per come lo intendo io, infatti, “attendere” trasmette l’idea di un periodo di tempo pressoché inattivo, quasi un surrogato di altro che si potrebbe fare. Un tempo in cui è sempre sottinteso qualcosa di meglio che dovrebbe succedere e il momento presente non ha molto valore in sé. Piuttosto lo acquisisce solamente in vista di quell’obiettivo futuro al quale conduce.

Nella pazienza, invece, ci vedo un formicolio di mille cose che accadono, anche se così non sembra.
Il tempo della pazienza è silenzioso, senza clamori e successi evidenti. Ma in esso ogni singolo istante è prezioso di per sé, proprio perché indispensabile alla realizzazione di quello che viene dopo.

Il tempo della pazienza è quello della Natura. Che senza fretta – anche quando sembra morta – lavora al seme che germoglia, e poi al fiore che sboccia, al frutto che matura. Senza nessuna data di scadenza ma con un tempismo perfetto, in cui ogni singolo istante, ogni singolo passaggio, va bene esattamente così come è. 
Ed è ugualmente prezioso per dare un senso al tutto della vita.

Quando sono stata “paziente” (proprio come lo intende la medicina) ho sempre pensato che non si trattasse di “aspettare di tornare alla vita di prima”, come molti mi dicevano. Si trattava piuttosto di vivere, anche allora. Perché quello era esattamente un momento della mia vita con un preciso significato, che mi ha portato ad essere quella che sono ora. 

Insomma, io avrei salvato la pazienza in questo senso qui. Di quel “fare anche se non sembra”. Senza sprecare nulla.
Questo è il mio perché. 

E trovo sorprendente che anche quello del Dott. Agosti, seppur completamente diverso, finisca per arrivare all’incirca alla stessa, importante, conclusione, che vi lascio scoprire.

Quindi oggi l’augurio è inevitabile.

Buona pazienza.

– Simona – 

PS: Nel frattempo ho trovato un’altra parola che secondo me dobbiamo salvare. Ma ve ne parlerò in un altro momento…

LA PAROLA

Paziènza s. f. [dal lat. patientia, der. di patiens -entis «paziente»]

1. Disposizione d’animo, abituale o attuale, congenita al proprio carattere o effetto di volontà e di autocontrollo, ad accettare e sopportare con tranquillità, moderazione, rassegnazione, senza reagire violentemente, il dolore, il male, i disagi, le molestie altrui, le contrarietà della vita in genere. 

2. raro o ant. Patimento, sofferenza.

Massimo Agosti | Neonatologo e pediatra, Professore di pediatria presso l’Università degli Studi dell’Insubria. Dirige da anni il Centro di Neonatologia, Terapia intensiva neonatale e Pediatria di Varese e dal 2009 è anche Direttore del Dipartimento della Donna e del Bambino presso l’ASST dei Sette Laghi-polo universitario (Varese). Iscritto alla Società Italiana di Pediatria e alla Società Italiana di Neonatologia (di cui è stato Presidente in Regione Lombardia), ha sviluppato la sua attività con particolare attenzione ed interesse alla nascita e alla costruzione del legame tra madre e figlio, alla nutrizione dalla nascita agli anni successivi e alla prevenzione delle allergie alimentari. È autore del libro “La salute sa di buono. Guida pratica all’alimentazione dei bambini da 1 a 6 anni” (2015, Mondadori Electa).

DIZIONARIO DELLE PAROLE FUTURE

Abbiamo interrogato esperti in vari campi chiedendo loro di rispondere a una sola domanda:

Qual è la parola che porteresti con te fuori dalla quarantena?

Per apportare dei veri cambiamenti, infatti, un ruolo fondamentale è svolto dalle parole. Analizzare i termini che usiamo, i significati che sottendono, è uno dei modi per capire come siamo e dove stiamo andando.

Possiamo quindi approfittare di questo tempo per scegliere con cura le parole che vogliamo facciano parte del nostro vocabolario futuro. Iniziare ad usarle, farle circolare e prenderci confidenza.
Questo può essere il momento per ragionare sui valori che abbiamo compreso nei giorni di quarantena e che vogliamo portare con noi in questo domani così indefinito. 
Come punti di riferimento per i nostri futuri possibili.

 

Scopri qui tutte le parole del dizionario.

progetto a cura di Simona Rusconi | simona@coopattivamente.it